Sono di origini pugliesi e vivo a Milano. Ho iniziato nel mondo bancario a 23 anni, con uno stage in Banca di Roma. Facevo il mio orario, poi restavo: osservavo, ascoltavo, cercavo di imparare da chi aveva più esperienza di me.
Dopo quattro mesi avevo già una proposta di assunzione. Ed è lì che ho capito davvero questo lavoro: non dai manuali, ma da quello che succedeva ogni giorno, a contatto con le persone.
Nei primi anni ho fatto tutti i ruoli di filiale. A 28 anni mi è stata affidata la prima direzione, in una sede che veniva da anni difficili.
In due anni è tornata in utile, con una crescita costante. Non per caso, ma grazie a un approccio fatto di presenza, ascolto e costruzione di relazioni solide nel tempo.
Negli anni successivi ho lavorato su realtà sempre più complesse, fino ad arrivare alla gestione del credito corporate e di situazioni articolate, anche in contesti di difficoltà. È lì che ho sviluppato la parte più profonda del mio lavoro: capire cosa c’è davvero dietro ai numeri, alle decisioni e alle conseguenze nel tempo.
A un certo punto ho iniziato a farmi una domanda: come mettere questa esperienza al servizio del cliente in modo più completo, senza i limiti di un singolo ruolo o di una singola struttura. Per questo ho scelto di valorizzare al meglio il mio percorso.
Oggi lavoro in Azimut, dove ho trovato un modello che mi permette di affiancare il cliente a 360°, integrando patrimonio, impresa e visione nel tempo.