La tecnologia cambierà il Wealth Management. Ma non nel modo che immaginiamo.
Per anni fintech e finanza tradizionale sono stati raccontati come due mondi destinati a competere.
Oggi lo scenario sembra andare in una direzione diversa.
Un recente studio di Banca d’Italia evidenzia come l’innovazione finanziaria stia entrando in una fase di maggiore maturità, nella quale tecnologia, venture capital e intermediari tradizionali tendono sempre più a incontrarsi e collaborare.
Ed è un cambiamento che trovo interessante soprattutto dal punto di vista di chi gestisce un patrimonio.
Perché più tecnologia non dovrebbe significare semplicemente più strumenti.
Dovrebbe significare più capacità di analisi, maggiore efficienza e informazioni migliori su cui costruire le decisioni.
Ma c’è una parte che la tecnologia, da sola, non può risolvere.
Capire quali sono gli obiettivi di una famiglia.
Leggere insieme patrimonio personale e impresa.
Valutare le conseguenze di una decisione nel tempo.
Coordinare investimenti, liquidità, previdenza e pianificazione patrimoniale.
La tecnologia può rendere la consulenza più evoluta. Ma è il metodo a darle una direzione.
Ed è probabilmente questa la vera evoluzione che ci aspetta: non scegliere tra tecnologia e relazione, ma utilizzare la prima per rendere ancora più efficace la seconda.
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